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martedì 3 giugno 2025

L'amore fa commedia alla Jona

 

Se nel domani c’è un po’ di ieri, oggi lo sai !

Il cast della Jona 2024-2025.

Prima o poi tutti ci caschiamo, inciampando in quel dirompente e inafferrabile sentimento che chiamiamo amore.

Questo è il tema della frizzante commedia musicale di fine anno che la scuola Jona ha rappresentato dal 27 al 29 maggio 2025, grazie alla regia del prof. Dario Inserra coadiuvato da un nutrito gruppo di collaboratori: per le riprese, le interviste e il montaggio il prof. Bellitta e la prof.ssa Caputo dell’Istituto d’Arte, per le coreografie le prof.sse Valeria Parello e Marianna Rosella, per le scenografie i proff. Beatrice Bella, Federica Stella, Gianluca Assandri e gli alunni di “Ci ri-pensiamo noi”, oltre alla partecipazione straordinaria degli ex alunni Jona (Alice Maressa, Noemi Filizzola, Iris Dondi, Edoardo Piazza e Rebecca Piermarino come aiuto regia).

Quest’anno lo spettacolo si è caricato di significati aggiuntivi, perché la struttura narrativa a tratti irriverente, che si sviluppa secondo tanti brevi flash, presenta il sentimento dell’amore in tutte le sue sfaccettature e le situazioni tipo, come i primi battibecchi, la vita quotidiana, i rapporti con i figli, l’amore che finisce, la vedovanza, e tanto altro con lo scopo di ricordarci che “se nel domani c’è un po’ di ieri, oggi lo sai!”, titolo della commedia che riprende una citazione dell’autobiografia di Gabriel Garcia Marquez “Ciò che conta nella vita non è quello che ti succede, ma quello che ricordi e come lo ricordi”.

Il regista ha voluto così ironicamente sottolineare una massima della filosofia stoica, ossia “non è ciò che ti accade, ma come reagisci che conta”. Molte cose non sono sotto il nostro controllo, ma abbiamo sempre il potere di scegliere come rispondere agli eventi e questo insegnamento la nostra scuola lo ha avuto proprio da un’alunna della classe prima, Chiara, che con coraggio ha saputo combattere una brutta malattia dimostrando che ciò che conta nella vita non è quello che ti succede ma come reagisci a quel che ti succede, come in amore, a tal punto che lo spettacolo nasce proprio dall’esperienza di Chiara, tra le protagoniste della commedia musicale.

Al microfono Martina Prenga e il corpo di ballo.

Lo spettacolo, che è risultato vincitore del Concorso “Insieme per suonare, cantare, danzare e recitare” di Omegna, sezione Teatro 2025, si apre con il brano di Emma Marrone “Femme Fatale”, cantato dalla bellissima voce di Martina Prenga e accompagnato dal corpo di ballo della scuola, con lo scopo di partire dal tema dei ricordi, come quelli scatenati da una storia d’amore tormentata e burrascosa.

Iris Dondi, Edoardo Piazza, Alessia Toscano e Mia Rossi.

Il lavoro teatrale muove da una domanda complessa: qual è l’origine dell’amore? L’amore ha inizio con la creazione del Cosmo, come narra il libro della Genesi “… e luce fu”, recitano Iris Dondi, Edoardo Piazza, Alessia Toscano e Mia Rossi, illustrando al pubblico un sentimento che talvolta assume tratti turbolenti, perfino contradditori: “non mi importa quanti uomini mi corteggeranno, io ne troverò uno che non mi vuole e me ne innamorerò follemente!”, “Se una donna ha ragione, ha ragione, se un uomo ha ragione, è single!”. In definitiva, l’amore è lo scherzo più antico del mondo, eppure ci cascano tutti! 

L'attrice Alessia Toscano.

Sulla scena è ancora Alessia Toscano a presentarci come l’amore sia imperfetto, pieno di errori, persino Dio potrebbe aver sbagliato qualche volta, no? A giudicare dall’aspetto dell’ippopotamo e dell’elefante o dall’ira che ha scatenato verso i primi figli del Padre Celeste, ossia Adamo ed Eva. 

Da qui scaturisce il peccato originale, portandoci a riflettere sul fatto che l’amore è anche tentazione, seduzione, come il serpente che inganna Eva e Adamo, portandoli a mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, nel giardino dell’Eden. A questo punto il serpente della tentazione personificato dalla sinuosa ballerina Noemi Filizzola entra in scena sulle note di “Ti basta solo un sì” tratte dal musical Georgie e abilmente modulate dalla brillante voce di Brayan Sadiku.

Il cantante Brayan Sadiku con il corpo di ballo e la ballerina Noemi Filizzola.

Il testo del brano evidenzia ciò che sostenevano i poeti latini, ossia che l’amore è il nemico di qualunque “modus”. L’amore è, appunto, smodato, non vuole costrizioni e restrizioni, rompendo persino l’ordine della natura: “Ti basta poco per salvarti amore mio, ti basta un sì” può indicare un invito a liberarsi da una relazione tossica, potrebbe indicare l’ossessione per una persona amata, in ogni caso è un invito a prendere consapevolezza di una situazione difficile, riconoscendo eventuali segnali di pericolo, come purtroppo testimoniano le quotidiane notizie di cronaca nera.

A mutare la scena è il corpo di ballo che, sorreggendo i corpi dei due personaggi biblici impersonificati da Sofia Pascali e Stefano Gianti, introduce sul palco l’ironica scena dell’anelato primo appuntamento (nella speranza che arrivi presto il secondo), e poi il primo bacio, che tuttavia ci porta al primo litigio e, ahimè, alla prima separazione.

Sofia Pascali e Stefano Gianti nel ruolo di Eva e Adamo.

Il tempo scorre sui passi di tre charros, i tradizionali cowboy messicani impersonati da Brayan Sadiku, Leonardo Feroleto e Alessio Battistuta. Sviluppata sul canone dell’ironia e del sarcasmo, la scena ci porta nel Rinascimento, dove i due amanti Leonardo da Vinci (Aurelio Amerio) e Lisa Gherardini (Fibi Selwanes) si incontrano per un appuntamento a cena. Il primo incontro è sempre complicato, quali argomenti intavolare? Cosa rispondere ad eventuali domande su interessi personali? Le regole del seduttore forse non esistono, ma l’ironia ci salva sempre dall’imbarazzo.

Aurelio Amerio e Fibi Selwanes con i tre charros.

L’amore non ha genere, né sesso, né età, è universale e si manifesta in molti modi tra persone di qualsiasi genere o radici culturali, questo ci anticipa l’intermezzo delle nostre acrobatiche ballerine che, sulle note di “It’s raining men”, saltano realizzando colorate coreografie che incantano il pubblico.

Il mitico corpo di ballo.


“Io sono il meglio, le donne le ammalio, con gli occhi le spoglio, son maschio”, ed ecco che sale sul palcoscenico quel vanitoso e capriccioso generale di Napoleone Bonaparte (Tomas Vargas Lomeli) che con goffa eloquenza cerca di sedurre la graziosa Giuseppina Beauharnais (Mia Rossi). L’amore è anche questo, a volte è doloroso e appassionato, dal primo incontro fino alla rottura. L’amore è contraddizione, sproposito, offesa, sospetto, conflitto, tregua, guerra e di nuovo pace.

Mia Rossi e Tomas Vargas Lomeli.

L’amore, come la vita, è una successione di eventi diversi, ma il tempo che conta davvero è quello della memoria. La memoria fa la differenza, come quando ci troviamo a combattere contro qualcosa di pericoloso per la nostra salute, e alla fine ci chiediamo: cosa merita essere ricordato? Anche nelle difficoltà ci sono ricordi che ci rendono felici, quindi la nostra vera ricchezza non è quella materiale, ma quella chiusa nella cassaforte della nostra mente. 

“Anima mia, portami via, sopra un ricordo di sana follia. Malinconia, mia terapia. Tuffati, amore, nel nostro mare. Che di ricordi mi voglio affogare. Se nel domani c’è un po’ di ieri, oggi lo sai”. Ci fa riflettere la melodia del brano Frutta Malinconia di Francesco Gabbani, cantata da Stefano Gianti e accompagnato dal balletto di Beatrice Ratti e Sofia De Vincenti.

Il cantante Stefano Gianti accompagnato da Beatrice Ratti e Sofia De Vincenti.

L’amore è dovunque, è sensualità ma è anche attesa, smarrimento della ragione, allora in molti si affidano a luoghi di incontro, come le vecchie agenzie matrimoniali sorpassate oggi dai numerosi siti di incontri online. È così che sulla scena si susseguono le situazioni tipiche del primo appuntamento. Come iniziare una conversazione interessante e rilassata? Come far colpo, magari citando le frasi dei vostri film preferiti? Oppure parlare di cose che vi appassionano, facendo domande aperte per conoscere l’altra persona, senza aver paura di esprimere le proprie opinioni? La banalità è dietro l’angolo perché l’amore porta anche frustrazione: la persona desiderata, in fondo, non si potrà mai assumere come il cibo, ma solo come immagine astratta, l’esatto opposto di ciò a cui il desiderio ci spinge. (in scena: Viola Priamo, Alessia Toscano, Giulia Gosetti, Giulia Poli, Iris Piga, Gabriele De Toma, Edoardo Amerio, Sofia Pascali, Matilde Rossi e Chiara Rabbione col cane).

L'attrice Chiara Rabbione e il peluche che l'ha accompagnata durante la sua battaglia.

L’emozione del primo bacio l’abbiamo provata tutti: quella sensazione mista di timidezza, eccitazione e scoperta, un mix che rimane impresso nella nostra memoria soprattutto quando coincide con la persona a noi più cara, questo è il filo rosso del destino che malgrado il tempo, le circostanze e le distanze, può allungarsi, annodarsi ma senza mai spezzarsi (in scena: Giulia Gosetti e Edoardo Amerio).

Edoardo Amerio e Giulia Gosetti.

Cambia l’ambientazione e rimaniamo stregati dal duetto di Brayan Sadiku e Martina Prenga che, con la coreografia di due eccellenti ballerine, Anna Critelli e Vanessa Stabile, ci portano a ragionare sulla complessità delle relazioni, siano esse amorose o affettive. I rapporti personali influenzano la nostra crescita, come possono testimoniare molti insegnanti, sia osservando lo sviluppo dei propri alunni, sia riflettendo sulla propria crescita professionale, come quando la vita ci porta a fare delle scelte, separandoci da un contesto a noi caro, fatto di amicizie, stima e relazioni educative felici, creando in noi un senso di nostalgia e di caro affetto.

Al microfono Brayan Sadiku e Martina Prengacol balletto di
Vanessa Stabile e Anna Critelli.

Ci sono cuori sempre in preda alla passione, che restano inebriati e straziati dalla forza della seduzione e dal suo vorticoso fluire; cuori capaci di innamorarsi di ogni sorriso fuggitivo come ci si innamora del canto delle cicale ad agosto o dallo sbocciare dei primi fiori di mughetto, la cui durata però è assai breve. Passioni fugaci come alcune relazioni amorose, dove i malcapitati non riescono nemmeno ad accorgersi dell’istantanea rottura di un rapporto. (in scena: Alessio Battistuta, Iris Piga, Leonardo Feroleto, Sofia De Vincenti).

Alessio Battistuta, Leonardo Feroleto, Sofia De Vincenti, Iris Piga.

L’amore è spesso al centro dei talk show, con programmi televisivi dedicati a coppie in crisi oppure a chi cerca l’anima gemella, talvolta arrivando a situazioni estreme come l’amore in carcere, quello presentato dai nostri giovani attori Alessio Battistuta, Leonardo Feroleto, Viola Priamo e Matilde Rossi.

L'amore nei talk show.

Interpretazione dopo interpretazione, arriviamo al passo più importante e impegnativo della relazione amorosa, quello che ci lega a qualcuno con un contratto: il matrimonio. Un momento carico di emozioni e di ansia, che la bravura del gruppo di ballo riesce a rendere magistrale nella coreografia di una scena nuziale in cui la sposa viene presentata trionfalmente al proprio amato.

Scena da un matrimonio.

E una volta genitori … quante aspettative per i propri figli!

A prendersi la scena sono tre mamme (Fibi Selwanes, Arianna Dal Bello, Sofia De Vincenti), sedute in un parco con i propri bimbi in grembo, impegnate in una conversazione in cui ognuna di loro cerca di millantare presunte e alquanto improbabili prodezze dei piccoli bambini, ancora ignari di cosa li aspetti nella vita (i neonati: Tomas Vargas Lomeli, Edoardo Amerio, Brayan Sadiku).

Il delirio delle mamme.

I nostri ragazzi hanno tentato di rispondere anche a un’altra domanda molto attuale: come si trasforma la relazione amorosa quando la vita di coppia è sommersa da impegni e tecnologie che pervadono e condizionano la sfera privata? Ce ne danno qualche esempio Tomas Vargas Lomeli e Beatrice Ratti nella scena di un fine giornata che ricorda i celebri duetti tra Sandra Mondaini e Raimondo Vianello.

L'incomunicabilità nei rapporti.

Siamo umani, e come tali non destinati all’eternità, così il tema dell’amore ci porta indissolubilmente a quello della morte, con un balletto collegiale che mette in scena la caducità delle cose.

La grinta del nostro corpo di ballo.

L’amore può anche essere visto come una forza vitale che resiste alla morte, capace di superare i limiti fisici materiali nel ricordo della persona amata, come si evince dalla satirica scena del funerale, col ricordo del caro compianto (Beatrice Ratti). 

Ironia della sorte, c’è anche chi prova a instaurare nuove relazioni amorose alla veglia funebre di un docente, che il regista ha inserito sul copione, allungandone così la vita reale (sul palco: Valentino Dassano e Giulia Poli).

Un corteggiamento un po' fuoriluogo!

L’amore è un apostrofo rosa tra le parole t’amo, ma è anche cadere per ritrovarsi, tuttavia amatevi tutti! Trovate una persona da amare, che pensate sia perfetta, ma poi passerete tutta la vita a cercare di capirla, recitano Iris Dondi, Edoardo Piazza, Alessia Toscano, Mia Rossi.

Parole sagge!

Volete sapere se lo spettacolo mi è piaciuto? Certamente, sono anche risuscitato cinque volte per poterlo vedere! La commedia ha conquistato tutti, dal pubblico in Auditorium Jona agli attori di Zelig (Fabrizio Fontana, Marco Berry, Corinna Grandi, Gianluca Impastato, Vima, Paolo Ruffini e Fabrizio Brignolo) che si trovavano al teatro Alfieri e che hanno voluto mandare un messaggio di incoraggiamento all’attrice protagonista Chiara e all’associazione UGI (Unione Genitori Italiani contro il tumore dei bambini), a cui la scuola ha donato un contributo. Un gesto coerente con lo spirito dello spettacolo, che ha indagato le innumerevoli sfaccettature dell’amore.

E con questo è arrivato il momento di congedarci, per me si chiude il sipario ma “the show must go on”.

Alessandro Cutelli

 

Il nostro cast:

Ballerini

Falvella Aurora 1C, Critelli Anna 3F, Situshi Fernando 3H, Stabile Vanessa 3A, Cognetto Serena 2C, Piermarino Riccardo 3A, Provera Giorgia 3H, Sofia Morello 1H, Varvelli Laura 1B, Provera Anna 3F, Koci Noemi 2G, Alice Maressa ex Jona, Noemi Filizzola ex Jona.

Cantanti

Prenga Martina 1F, Sadiku Brayan 2F, Feroleto Leonardo 3A, Gianti Stefano 3H.

Attori

De Vincenti Sofia 2F, Toscano Alessia 1C, Dal Bello Arianna 2C, Selwanes Fibi 2D, Amerio Edoardo 2H, Amerio Aurelio 3G, Ratti Beatrice 2F, Dassano Valentino 3A, Vargas Lomeli Tomas 2H, Gosetti Giulia 2F, Poli Giulia 2F, Piga Iris 3G, Rossi Mia 2D, Battistuta Alessio 2G, Priamo Viola 2F, Pascali Sofia 1E, Rossi Matilde 3D, De Toma Gabriele 3C, Ambra Scano 3C.

Scenografi di Ci ri-pensiamo noi

Dell’aversano Sofia, Zuccone Stella, Gioele Jnai, Villata Viola, Coppola Samuele, Cacciatore Camilla, Fassio Alice, Fiumara Rebecca, Mersini Aferdita, Muscato Carola, Natale Giada, Rapetti Federico, Sadiku Daniel, Sicurello Aurora, Rivera Torres Maria, Grea Chiara, Llangu Moena, Beganovic Emily, Passavanti Giulia, Cavallo Ilaria, Donaire Abigail, Bzeta Alessia, Di Marco Serena, Maggio Lorenzo, Hoque Mostakimul, Pietropaolo Marika, Sozzani Giorgia, Pecora Adele, Dushku Roana, Ramundo Beatrice, Samyh Fahd, Sorba Carolina, Sahrane Malak, Zhao Xinyi (Sofia), Maggio Rebecca, Giacomelli Irene, Giacomelli Alessia, Ouhami Asia, Marchetti Iris, Sicurello Sabrina, De Luca Arianna, Alessandria Giulia, Scozzaro Simone, Morreale Eva, Pantarolo Emma, Pascariello Victoria, Rabbione Gabriele, Rabbione Chiara, Pjetri Sidorela, Argenta Leonardo, Gramaglia Viola, Kasa Aurora, Alessandria Emma, Murru Alba, Sangiorgi Gaia.

Backstage.




domenica 9 giugno 2024

Musical di fine anno scolastico 2023-24

 

Ci senTiamo


-          Tik Tok!

-          Chi è? 

-        Siamo gli studenti del “Ci pensiamo noi” gli artefici della scenografia dell’Auditorium Jona, qui in attesa di assistere allo spettacolo teatrale di fine anno “Ci senTiamo”, in cui trentacinque nostri compagni si esibiscono per dar vita ad un viaggio nella storia dei mezzi di comunicazione di massa in Italia.

-         Prendete posto allora, ma badate bene che lo spettacolo che state per vedere è già famoso.

 

Il gruppo teatrale Jona, infatti, è reduce dalla partecipazione al concorso internazionale di Teatro scuola Tiziana Semeraro, del 31 maggio 2024 a Ostuni, dove si è aggiudicato due riconoscimenti: il Premio Audience Choice, per l’originalità della tematica trattata, e il Premio Tiziana Semeraro per l’impegno civile nell’illustrazione del processo di evoluzione del sistema mediatico e comunicativo.

A guidarci in questo viaggio immaginario è la voce narrante di Marco Carniato, il nostro volontario del servizio civile, nei panni di uno scienziato sgangherato che sembra uscito dal film “Ritorno al futuro”. Dopo aver finito di preparare la macchina del tempo il nostro mentore ci porta indietro sino al 1917, quando i cori degli Alpini consolavano l’angoscia delle madri in attesa dell’arrivo della posta dei propri figli mandati a combattere al fronte.

L’arrivo in scena di un’ansimante e sorridente postina, Matilde Rossi, ci fa comprendere come in quegli anni la diffusione delle notizie fosse così lenta che l’angoscia dei genitori di un soldato in guerra, impersonato da Iris Piga, aumentava giorno per giorno, così l’attesa del padre, Simone Scozzaro, e della madre, Sara Massa, si faceva sempre più tormentata, mentre i fratellini più piccoli, Alessio Battistuta e le gemelle Sofia De Vincenti e Fibi Selwanes, occupavano la giornata nell’attesa dell’arrivo della lettera postale che costituiva di fatto un mezzo di comunicazione orizzontale, ossia tra due soli interlocutori.

Vois sur ton chemin/ Gamins oubliés, égarés/ Donne-leur la main/ Pour les mener vers d’autres lendemains…” cantano in coro le voci bianche de “Les choristes” portandoci negli Anni ’30, quando la comunicazione inizia ad avvenire quasi in tempo reale grazie alla diffusione del telegrafo elettrico sviluppato molti anni prima da Guglielmo Marconi grazie all’oscillatore di Rudolph Hertz ma anche grazie alla radio.

Si parla solo e sempre di politica! Questa radio non sa fare altro” recita la deliziosa sarta, Lucia Rosa, intenta a riparare un abito corto stile Charleston con le caratteristiche frange e piume che la portano a sognare di partecipare ad una di quelle serate danzanti cui partecipano le sue clienti. 

La scena cambia e, sulle note di “Ba Ba baciami piccina”, ci lasciamo trascinare a ritmo di swing dai passi di Lindy Hop eseguiti dal gruppo danza, in una casa degli Anni ’40 dove l’attore Aurelio Amerio e la moglie Ambra Scano stanno ricevendo i telegrammi dal proprio figlio in guerra contro i nazisti. Con l’invenzione del telegrafo senza fili si riuscì a trasmettere messaggi sotto forma di segnali come quelli dell’alfabeto Morse.

Lo strumento che più di ogni altro viene utilizzato dal regime fascista è quello radiofonico che, seppur nato già nel 1895 grazie a Guglielmo Marconi e alle invenzioni di Tesla, diventa un oggetto di uso domestico negli anni tra le due guerre mondiali. Grazie alla sua efficacia comunicativa e al modesto costo, la radio (dal latino radius, raggio, in riferimento alle onde elettromagnetiche irradiate) si diffonde velocemente nelle case degli italiani. Ma la radio viene utilizzata anche dalla propaganda di regime, come dimostra la scena del comandante nazista interpretato da Valentino Dassano che con veemenza richiama i soldati chiedendo loro di non cedere allo sconforto, di non esitare e non indugiare affinché essi non vengano considerati come traditori della patria. In Italia, i primi decenni di storia della radio sono strettamente intrecciati al fascismo, al suo impegno per la modernizzazione del Paese, allo sforzo di controllare capillarmente ogni tipo di informazione e di manifestazione culturale, alla ricerca crescente ed esasperata del consenso popolare.

Segue uno tra i più suggestivi intermezzi coreografici dello spettacolo, studiato in funzione del tema della guerra, con i soldati che entrano in scena con passo cadenzato dando luogo a coppie che si affrontano in una lotta corpo a corpo per poi, all’incalzare del ritmo, trasformarsi in lottatori acrobatici che si sfidano in un susseguirsi di interazioni repentine e potenti, fino alla caduta a terra dei corpi esanimi. Irrompe un rombo di tuono e tutto tace, quando con estrema grazia una leggiadra Anna Critelli entra in scena e, con estremo garbo, si muove a passi di danza classica tra i corpi dei soldati constatando l’orrore della guerra. 

Osservandola ci sembra di vedere in lei la personificazione della dea della pace Eirene che, nella mitologia greca, aveva due sorelle, Eunomia, dea dell’ordine e del diritto, e Dike, dea della giustizia morale. Sembra che alcuni uomini di oggi non abbiano capito il messaggio degli Antichi. La pace ha per sorelle il diritto e la giustizia, senza di esse non cammina e, se manca la pace, bisogna verificare se è stato leso il diritto o negata la giustizia. Perché allora alcuni uomini malvagi non rispettano questi tre principî, fondamenti di una società civile? Possiamo dire che questa danza ha reso visibile l’invisibile!

“Amore, i capricci son cose ridicole …” cantava Eugenio Zambelli in arte Dino, al festival di Sanremo del 1968. Così la macchina del tempo ci porta negli Anni Cinquanta/Sessanta con l’esibizione canora di Beatrice Ratti, Aurora Mirisola e Mia Rossi, preannunciando l’arrivo della televisione, diffusa su larga scala a partire dal 1950 (in Italia le prime trasmissioni della RAI cominciano il 3 gennaio 1954). Visti i costi proibitivi, i primi televisori si diffusero a macchia di leopardo solo nelle case borghesi dei ceti più abbienti, come la famiglia Locatelli di Adamo Baino che, in attesa di assistere alla gara canora sanremese, si trova costretta a condividere il televisore coi vicini di casa, i Caruso di Aurelio Amerio. Il festival inizia e le note di “Volare” di Domenico Modugno, interpretate da Mia Rossi, ci ricordano l’importanza del bel canto in un Paese come l’Italia che ha dato i natali all’Opera lirica.

Approdiamo poi nel 1966 quando Mina cantava “Se telefonando”, ma stavolta a cantarla è la splendida voce di Tomas Vargas Lomeli e così arriviamo alla diffusione dei telefoni nelle case degli italiani, quando i nostri genitori, per evitare rincari sulle bollette, ci impedivano di chiamare i nostri amici bloccando la rotazione del disco con il lucchetto. Le tre protagoniste della scena, Iris Dondi, Viola Priamo e Ambra Scano, ci fanno riflettere sul fatto di come nella società di massa la comunicazione cambi al mutare del medium. Siamo infatti negli anni della contestazione giovanile contro gli apparati di potere dominanti e le loro ideologie, della guerra nel Vietnam, del superamento del moralismo dell’autoritarismo e dell’emarginazione delle donne! Anni in cui Lucio Battisti cantava “non sarà … Un’avventura”.

Erano gli Anni ’80, quando una giovane Cindy Lauper, qui impersonata da Odia Precious, correva per le strade di New York cantando “Girls just want to have fun” mentre lungo i marciapiedi si formavano lunghe code alle cabine telefoniche per fare una chiamata. A quei tempi non eravamo sempre reperibili come oggi e, per chiamare la persona del cuore o i parenti, ci si affidava al prezioso telefono pubblico a gettoni, monete e poi scheda magnetica. Certo, con lo smartphone facciamo molte cose e le comodità sono tante, ma quel modo di comunicare era così discreto, per nulla invasivo e meno nevrotico. Beh, talvolta un po’ di stress ce lo dava anche il telefono pubblico, come dimostra il personaggio di Elisa Garioni ferma in coda ad aspettare per più di venti minuti ad una cabina occupata per telefonate futili, in tal caso andavamo proprio in bestia!

 

Cambia la comunicazione come cambia la musica e a darci un reale scossone è la grinta ritmica di Odia Precious che ci intrattiene con una canzone rap interagendo col pubblico che si trova a dondolare su quei disagevoli gradini.

La macchina del tempo continua a viaggiare spostandosi nel pieno degli Anni ’80 e poi ’90 quando il modo di lavorare subisce una vera e propria rivoluzione, si parla infatti di terza rivoluzione industriale, dalle calcolatrici e dalle scomode macchine dattilografiche si passa al computer prima e poi alla nascita del World Wide Web (nel 1992 presso il CERN di Ginevra, mentre Internet nasce nel 1969 su impulso del Ministero della Difesa degli Stati Uniti) che stravolge il nostro modo di comunicare. La comunicazione diventa circolare, ossia da molti mittenti a molti destinatari. I tre attori in scena, Adamo Baino, Iris Dondi ed Elisa Garioni, che disputano in un ufficio degli anni ’90 rimangono letteralmente basiti all’arrivo del primo personal computer, il Commodore, annunciato da una simpatica e buffa Giulia Gosetti che con la sua robotica lentezza preannuncia che non è tutto oro quel che luccica (connessione Internet docet!).

 

Segue una seconda intensa coreografia dello spettacolo, sulle note di Shania Twain incarnata da Beatrice Ratti che canta “Man! I feel like a woman”. Il corpo di ballo si dispone su due file, la prima di cinque elementi composta da Anna Critelli, Carolina Strocco, Odia Precious e Vanessa Stabile, si muove intorno e su una sedia da scrivania in perfetta sincronia e poi il gruppo si alterna con la seconda fila composta da Alice Maressa, Serena Cognetto, Anna e Giorgia Provera e Sithushi Fernando

Entra in scena l’unico ballerino del gruppo, l’energico Riccardo Piermarino che al centro della scena si muove all’unisono con il gruppo finché avviene la ribellione delle ragazze che coordinandosi in una forbice di movimenti solleva il ragazzo e infine lo vincola legandolo e imbavagliandolo sulla sedia stessa.

Concludiamo il nostro viaggio ritornando al presente, con la comunicazione dei giorni nostri, e ci troviamo nella camera di un giovane studente, Leonardo Feroleto, intento a chattare con gli amici online, quando la madre, Sveva Viarengo, lo redarguisce ricordandogli di fare i compiti perché non ha molto tempo da dedicare al figlio, visti i numerosi impegni giornalieri. La comunicazione è rapida ed istantanea ma è anche sovrabbondante, futile, e il vocabolario cambia, nascono nuovi termini spesso infelici che imbruttiscono la nostra lingua, come hackerare, che aggiunge ad hacker il suffisso “are” con un processo che si trova applicato con grande sistematicità in altri termini come smanettone! Internet ha risolto molti dei nostri problemi e ha cambiato la nostra società, la comunicazione ora è circolare, chiunque può pubblicare in rete, così i mezzi di comunicazione di massa sono diventati lo specchio della società. Se con i mass media tradizionali il ruolo esercitato dai singoli era prevalentemente passivo, nel Web 2.0, ogni singolo utente è diventato determinante e tutto sembra orientato a una rinascita culturale, tuttavia stanno emergendo dati allarmanti sull’analfabetismo funzionale, cioè sulla capacità di comprendere adeguatamente un testo. I giovani di oggi vivono una vita digitale che spesso prevarica quella reale e questo determina una maggiore superficialità con limitazione della profondità di elaborazione. “Bro” = fratello, “boomer” = per schernire le persone della generazione precedente, “sciallo” = rilassato, “ghostare” = sparire nel nulla, sono solo alcuni dei nuovi termini utilizzati dai ragazzi sui social. Termini derivati dal mondo angloamericano, dal rap, da Internet e dal mondo digitale in genere che non ampliano la sfera comunicativa ma la deformano acriticamente. Allora cosa ci suggerisce di fare la voce narrante, il nostro scienziato che ci ha portato in questo viaggio indietro nel tempo? Non demonizziamo l’uso dei social e dei nuovi sistemi comunicativi purché se ne faccia un uso consapevole e responsabile, il limes è molto incerto ma comunque vada, “ci sentiamo”!

Alessandro Cutelli

Autrice: Roberta Pucciariello

Regista e vocal coach: Dario Inserra

Coreografe: Valeria Parello e Marianna Rosella

Scenografi: Simone Busco, Chiara Zarantonello, Beatrice Bella, Giulia Cenerario, Marianna Rosella, Roberta Pucciariello, Gianluca Assandri e …

Gli alunni del “Ci pensiamo noi”: Emanuel Goli, Chiara Greca, Davide Lavacca, Llangu Moena, Isra Medqoun, Genesio Ndoj, Melissa Pirolo, Adam Yakdan, Valentina Cioffi, Alice De Martinis, Ginevra Dragna, Emanuel Ruta, Timofy Tuss, Rebecca Bombaciglio, Matteo Giampietri, Umberto Cadeddu, Siria Montalto, Elisa Salvador, Nicolò La Bruna, Rebecca Pasqualini, Giovanni Bianco, Arianna De Luca, Virginia Sicco, Aliba Ashgar, Hana Dervishi, Nataniel Barbaran, Anastasia Druzhynina, Matteo Scalzo, Imad Jididi, Eriona Kasa, Sabrina Monaco, Peter Testimoni.

Cast: Arianna Dal Bello 1C, Serena Cognetto 1C, Adamo Baino 2C, Ambra Scano 2C, Sveva Viarengo 2C, Alessandra Cococi 1B, Noemi Filizzola 3E, Aurelio Amerio 2G, Iris Piga 2G, Alice Maressa 3G, Alessio Battistuta 1G, Sara Massa 1G, Aurora Mirisola 1D, Fibi Selwanes 1D, Mia Rossi 1D, Beatrice Ratti 1F, Sofia De Vincenti 1F, Viola Priamo 1F, Giulia Gosetti 1F, Carolina Strocco 3H, Elisa Garioni 3A, Rosa Lucia 3A, Odia Precious 3A, Iris Dondi 3C, Matilde Rossi 2D, Simone Scozzaro 2F, Anna Critelli 2F, Anna Provera 2F, Sithushi Fernando 2H, Giorgia Provera 2H, Valentino Dassano 2A, Riccardo Piermarino 2A, Vanessa Stabile 2A, Leonardo Feroleto 2A, Tomas Vargas Lomeli.

Si ringrazia Arianna Panico (ex studentessa Jona) per la preziosa partecipazione canora alla prima dello spettacolo.




mercoledì 7 giugno 2023

Spettacolo teatrale di fine anno

 

Burton nel Paese dei Freaks

Avete mai avuto la sensazione di sentirvi diversi dagli altri? Di essere fuori posto? In qualche modo, emarginati?

Sì, è vero, siamo tutti diversi nella nostra unicità, ma qualche volta la nostra “originalità”, il nostro aspetto fisico, le nostre abitudini personali e persino il nostro credo possono essere d’ostacolo alle relazioni sociali e generare pregiudizi.

Attraverso i suoi film grotteschi, caratterizzati da creature immaginifiche (vocabolo in cui rientra tutto ciò che corre tra il bizzarro e il mostruoso), Tim Burton ci ha sempre fatto riflettere sui temi dell’emarginazione e della solitudine, ed è proprio al regista statunitense che lo spettacolo di fine anno della scuola Jona ha reso omaggio.

Guidati dalla regia creativa del professor Dario Inserra, lo scorso 30 maggio trentatré artisti esordienti, di cui alcuni ex allievi, hanno gettato il cuore oltre l’ostacolo e si sono presi la scena del Palco 19 di Asti per interpretare la sceneggiatura della prof.ssa Roberta Pucciariello e ballare le coreografie della prof.ssa Valeria Parello, il tutto accompagnato dalle scenografie e dal supporto di tutti i docenti che hanno collaborato: Beatrice Bella, Marianna Rosella, Gaspare Licandro, Milo Trombin, Gianluca Assandri, Piergiacomo Di Leonardo e Giulia Cenerario.

La performance degli attori ha tenuto incollati al palco gli spettatori dal primo all’ultimo minuto: all’apertura del sipario, il nostro regista è seduto ad una sobria scrivania, intento a scrivere una lettera indirizzata a un personaggio un po’ autobiografico, Vincent, bambino di sette anni che sogna di essere come il suo attore preferito. Nella solitudine della sua camera, il regista si confida: “Caro Vincent, la forte sensazione di solitudine o di essere un estraneo, per chi l’ha provata, credo sia qualcosa che non ti lascia mai del tutto”.

Emerge così la “mostruosa” umanità degli esclusi che si rifugiano nel mito per fuggire da una realtà che li considera diversi, come Victor, il secondo personaggio che tra nubi di fumo compare sulla scena. Il racconto si sposta quindi sul film d’animazione Frankenweenie, parodia del noto romanzo di Mary Shelly, dove un ragazzo usa la scienza per riportare in vita il proprio cane Sparky. Il bambino ripropone il tema dello scienziato che cerca di piegare le leggi della natura alla sua volontà, seguendo lo schema del genere gotico che enfatizza la “creatura” come esempio del sublime, del diverso e che, in quanto tale, incute terrore.

A chiudere la scena di tensione sono tre sinuose feline che con grazia e movimenti sincroni stemperano il clima di terrore ballando sulle note di “The lonely Shepherd” di Ennio Morricone.

Gli emarginati però non sono solo creature deformi e mostruose ma possono essere semplicemente adulti eccentrici che si comportano come bambini, come lo strano uomo in “Pee-wee’s big adventure” che ama la sua bici più di ogni altra cosa al mondo. Sarà il furto della sua bicicletta a generare in lui un turbinio di emozioni incontrollate, che lo porteranno a tentare qualsiasi cosa, anche la più assurda, pur di recuperarla, enfatizzando così la visione della vita del regista, che, come il protagonista, rifugge la realtà ma sempre con il sorriso, così come recita il testo della canzone “Smile” di Charlie Chaplin.

Rifuggiamo il diverso perché è più difficile da comprendere, poiché ci destabilizza e ci toglie certezze, come quella del Natale che in “Nightmare before Christmas” vede riflettere Jack Skeleton, re delle zucche della città di Halloween, sul fatto di continuare o meno a vivere spaventando la gente. Jack compie un viaggio per osservare che cos’è il Natale e poi torna nel proprio mondo per raccontare ciò che ha visto: “il loro capo vola in cielo con una slitta trainata da animali mostruosi e ha chele al posto delle mani” e conclude dicendo che per comprendere veramente il Natale deve sostituirsi al loro capo, ribattezzato Babbo Nachele per darne una raffigurazione freak, così ingaggia tre bambini mostruosi per rapirlo. Il duello tra i due re si trasforma in una contesa canora e, a colpi di battute rap, il “sono io il re” si trasforma in “siamo noi i re” con abbraccio finale.

Il messaggio dei nostri giovani artisti è che l’amore è più importante di ogni cosa e ognuno di noi dovrebbe seguire la sua vocazione.

Sul filone della fantasia e dello stupore si inserisce anche la scena dei ragazzi invitati a visitare “La fabbrica di cioccolato” dell’eccentrico signor Willy Wonka, che accoglie con passi gioiosi di danza i giovani visitatori. Qui però emerge un messaggio più profondo relativo ai pericoli dell’avidità e dell’esagerazione, infatti ogni bambino incarna una propria caratteristica: il goloso che mostra i dolci che porta nello zaino, la capricciosa viziata che indossa la tuta anche quando non deve fare sport, la vanitosa e ipocrita abituata a pensare che tutto il mondo ruoti intorno a sé, il pigro e svogliato che fatica ad alzarsi al mattino e trova tutto noioso, il ragazzo modesto ma entusiasta di fronte agli stimoli e capace di apprezzare la generosità del padrone della fabbrica. Alla fine, però, ciascuno dei bambini riceve una punizione correlata al loro vizio, mentre l’unico bambino buono e gentile riceverà una ricompensa: il messaggio è che la vera bontà, quella d’animo, viene premiata.

Essere buoni implica anche saper guardare con occhi diversi, saper comprendere chi è diverso da noi anche perché pensarsi “normali” in questo mondo è praticamente impossibile.

“Via mostro! va via” urla sulla scena la folla inferocita, spaventata da quel sinistro personaggio dalle lunghe mani di forbici. Il singolare protagonista di “Edward mani di forbice”, che si sente emarginato pur non avendo alcuna colpa, sottolinea la sofferenza e la solitudine di chi è vittima del pregiudizio. E a volte i pregiudizi non riguardano solo i più deboli, come ci ricorda Robert Graves nel romanzo storico “Io, Claudio”, imperatore romano noto a parenti e amici sotto gli appellativi di Claudio l’idiota, Claudio il Balbuziente, o Cla-Cla-Claudio. “Il mostro è qui! Vorrei trascorrere del tempo in tranquillità circondato d’amore” recita Edward, invitando la folla spaventata a riflettere sulle parole di Marcel Proust, che intorno al viaggio di scoperta specificò che non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi per guardare. Edward incoraggia le persone a osservare la realtà da una prospettiva diversa, sottolineando l’importanza delle relazioni con gli altri nella costruzione della propria personalità. Di per sé, un pregiudizio è solo un giudizio che viene pronunciato prima di conoscere bene una persona. Potrebbe rivelarsi corretto oppure infondato o sbagliato, ma sempre bisognerebbe avere il coraggio di liberarsene, saremo capaci di farlo anche noi? In un’atmosfera di fiaba incantata si chiude la scena accompagnata dal pas de bourrée di una giovane danzatrice che tra piroutte, jeté e penché si adagia ai piedi del sensibile mostro.

A ridestare gli spettatori è poi il balletto delle carte della Regina di Cuori che, sulla musica di “Zitti e Buoni” dei Måneskin, ci riporta nel magico mondo di “Alice in Wonderland” dove, parafrasando la canzone stessa, “siamo fuori di testa, ma diversi da loro”.

In questo caso la diversità dettata dalla follia del cappellaio matto diventa assai pericolosa, visto che la Regina ha intenzione di tagliargli la testa. Ma mentre Alice prenderà con coraggio la parola per opporsi al volere insensato della Regina, sarà proprio il cappellaio matto a farci riflettere sulla relatività della follia: “la gente vede la follia nella mia colorata vivacità e non riesce a vedere la pazzia nella loro noiosa normalità”.

Usciamo dal meraviglioso mondo di Alice sulle note della versione gotica di Paint it, Black dei Rolling Stones, sapientemente eseguite dall’arpa di un ex studente della nostra scuola, per entrare nell’atmosfera della commedia horror-fantasy di Mercoledì, serie televisiva che si rifà a un personaggio della Famiglia Addams, la giovane Mercoledì che frequenta la scuola superiore di un’immaginaria cittadina e indaga su una serie di omicidi mentre fa nuove amicizie. La perspicacia, il sarcasmo e l’inquietudine del personaggio emergono poi nel balletto corale di fine spettacolo con la versione grottesca del brano Bloody Mary di Lady Gaga.

Non, je ne regrette rien” irrompe sonoramente la voce di Édith Piaf e così ricompare sulla scena il nostro Tim Burton che, rivolgendosi ancora al suo caro Vincent, ci saluta dicendo che “non si vive per accontentare gli altri”.

Caro lettore, i pregiudizi vivono in ognuno di noi: si nascondono nelle pieghe di convinzioni tramandate, di paure malcelate, di sottoculture ereditate. Spetta a noi riconoscerli e censurarli, per fare spazio alla cultura dell’accoglienza, dove la diversità è sempre un’occasione per allargare i confini del nostro mondo interiore. 

 

Complimenti per l’impegno al nostro meraviglioso cast:

Aurelio Amerio, Arwa Boutayeb, Edoardo Bertoia, Sveva Capra, Viola Cavallaro, Anna Critelli, Karina Dymitruk, Alice e Sofia De Martinis, Iris Dondi, Leonardo Feroleto, , Noemi Filizzola,  Elisa Garioni,  Stefano Gianti,  Ginevra Lattuca, Alessandro Lavecchia, Irene Longo, Giuseppe Marraieni, Irene Misiano, Anjana Rajapakaha, Lucia Rosa, Matilde Rossi, Alice Pascariello,  Jacopo Penna, Lucrezia Pesce, Mattia Sardi, Simone Scozzaro, Giulia Serra, Jasmine Serra, Ambra Scano, Vanessa Stabile, Sveva Viarengo e Leonardo Zaccarelli.

Recensione a cura di Alessandro Cutelli



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